ScienceDaily (14 febbraio 2011) — Che l’evoluzione umana segua una traiettoria progressiva è una delle ipotesi sulla nostra specie più profondamente radicate. Questa ipotesi è spesso manifestata nei media più popolari dall’esibizione di uomini delle caverne che parlano con grugniti e monosillabi. Ma questa ipotesi è corretta? I primi esseri umani erano significativamente diversi da noi?
In un articolo pubblicato nell’ultimo numero di Current Anthropology, l’archeologo John Shea (Stony Brook University) sostiene che non lo erano proprio.
Il problema, argomenta Shea, è che gli archeologi si sono sempre concentrati su misure inappropriate del comportamento umano antico. Gli archeologi sono andati in cerca dell’evidenza di "modernità comportamentale," una qualità che si suppone sia esclusiva degli Homo sapiens, mentre avrebbero dovuto indagare la "variabilità comportamentale," una dimensione quantitativa del comportamento di tutti gli esseri viventi.
La ricerca delle origini umane è cominciata in Europa, e la documentazione archeologica del paleolitico superiore europeo è stata a lungo la norma con la quale confrontare il comportamento degli esseri umani più antichi e non europei. Durante il paleolitico superiore (45 000-12 000 anni fa), gli Homo sapiens sono comparsi dapprima in Europa insieme a attrezzi in pietra di complessa tecnologia, attrezzi intagliati in osso, complesse armi da lancio, tecniche avanzate di uso del fuoco, arte delle caverne, perline e altri ornamenti personali. Tra gli esseri umani recenti tali comportamenti sono universali o quasi, e quindi gli archeologi producono l’evidenza di tali comportamenti come prova di modernità comportamentale umana.
Eppure i più antichi fossili di Homo sapiens compaiono 100 000-200 000 anni fa in Africa e in Asia meridionale in contesti che non forniscono chiara e coerente evidenza di tale modernità comportamentale. Per decenni gli antropologi hanno messo a confronto questi antichi esseri umani africani e asiatici "arcaici" con le loro controparti del paleolitico superiore "comportamentalmente moderne", spiegando le differenze tra essi in termini di una singolare "rivoluzione umana" che aveva sostanzialmente cambiato biologia e comportamento degli esseri umani. Gli archeologi sono in disaccordo su cause, tempi, velocità e caratteristiche di questa rivoluzione, ma c’è consenso sul fatto che il comportamento dei primi Homo sapiens era significativamente simile a quello dei più recenti esseri umani "moderni".
Shea ha sottoposto a verifica l’ipotesi che esistessero differenze di variabilità comportamentale tra i più antichi e i più recenti Homo sapiens facendo ricorso alle evidenze degli attrezzi di pietra con datazioni comprese tra 250 000 e 6 000 anni fa in Africa orientale. Questa regione vanta la più lunga e continua documentazione archeologica del comportamento dell’Homo sapiens. Un confronto sistematico della variabilità nelle strategie di fabbricazione degli attrezzi in pietra nell’ultimo quarto di milione di anni non mostra alcuna singolare rivoluzione comportamentale nella storia evolutiva della nostra specie. Invece le evidenze dimostrano in Homo sapiens un’ampia variabilità nelle strategie di fabbricazione degli attrezzi fin dai primissimi tempi. Alcune specifiche variazioni della tecnologia degli attrezzi in pietra possono essere spiegate in termini di variazione di costi e benefici di differenti strategie di fabbricazione degli attrezzi, come il maggior bisogno di bordi affilati o di attrezzi più efficientemente trasportabili e più funzionalmente versatili. Non occorre invocare alcuna "rivoluzione umana" per giustificare questi cambiamenti, che sono spiegabili in termini di ben compresi principi di ecologia comportamentale.
Questo studio ha importanti implicazioni per la ricerca archeologica sulle origini umane. Shea argomenta che il confronto olistico del comportamento dei nostri più antichi antenati con gli europei del paleolitico superiore e la loro classificazione in termini di "modernità comportamentale" è una perdita di tempo. Non esistono esseri umani moderni, ma solo popolazioni di Homo sapiens con un’ampia gamma di variabilità comportamentale. Se questa gamma sia significativamente diversa da quella di altre antiche specie di ominini, resta da scoprirlo. Comunque il miglior modo per far progredire la nostra comprensione del comportamento umano è di cercare le fonti di variabilità comportamentale in specifiche strategie adattive.
Articolo tradotto e adattato a cura dello staff di Planetservices.
University of Chicago Press Journals. "Earliest humans not so different from us, research suggests." ScienceDaily, 14 Feb. 2011. Web. 12 Nov. 2011.
John J. Shea. Homo sapiens is as Homo sapiens was: Behavioral variability
vs. 'behavioral modernity' in Paleolithic archaeology. Current Anthropology,
2011; 52 (1): 1 DOI: 10.1086/658067